C’è un romanzo che ha cambiato il mio modo di leggere. Anzi, il mio modo di vivere. Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov è quello strano tipo di libro che ti viene consegnato da qualcuno e tu pensi “grazie, lo leggerò” — e poi lo leggi in tre notti di fila, dimenticandoti di dormire.
Bulgakov scrisse questo romanzo sapendo che probabilmente non sarebbe mai stato pubblicato in vita sua. Lo riscrisse per quasi dodici anni, bruciò alcune versioni, le riscrisse ancora. Morì nel 1940 e il libro uscì solo nel 1966-67, pubblicato a puntate su una rivista letteraria sovietica — e ancora in forma censurata. L’edizione completa dovette aspettare il 1973.
Chi è Behemoth?
Behemoth è un enorme gatto nero che cammina su due zampe, beve vodka, usa una pistola e gioca a scacchi. È uno dei tre assistenti di Woland (una versione moderna del Diavolo) che scende a Mosca per assistere al grande ballo di Satana e seminare un caos cosmico nella vita sovietica degli anni ’30.
Il personaggio è ispirato al demone Behemoth della tradizione ebraica — un mostro dell’abisso, creature del caos primordiale. Ma nella versione bulgakoviana diventa qualcosa di molto più divertente: un burlone irriverente, capace di sparare battute fulminanti e di smontare con un gesto qualsiasi pretesa di serietà.
Ho scelto il suo nome per questo blog perché, in fondo, la letteratura dovrebbe avere questa doppia natura: profonda e leggera allo stesso tempo. Capace di parlare di cose serie restando irriverente.
Se non l’hai ancora letto, mettilo in cima alla lista. Se l’hai già letto, rileggilo — ti prometto che è un altro libro.