Prima che esistessero le biblioteche pubbliche, i coworking e i podcast letterari, c’erano i caffè. Luoghi rumorosi, fumosi, pieni di gente e di idee. Luoghi dove un libro poteva nascere tra una tazzina e l’altra, tra una discussione e un foglio di carta stropicciato.

Café de Flore – Parigi

Sartre e Simone de Beauvoir ci passavano intere giornate durante la Seconda Guerra Mondiale. Mancava il riscaldamento a casa, il caffè era più caldo e la conversazione più interessante. L’essere e il nulla fu scritto in buona parte lì, tra un express e i nazisti che pattugliavano il boulevard Saint-Germain.

Caffè Greco – Roma

Aperto nel 1760, è il caffè più antico di Roma ancora in funzione. Ci sono passati Keats, Byron, Goethe, Casanova, Leopardi. Le pareti sono coperte di ritratti di clienti illustri. Bere un caffè al Greco è come sedersi in un museo che ancora serve l’espresso.

Gran Caffè Gambrinus – Napoli

Oscar Wilde ci fu esiliato, in un certo senso — ci andò dopo lo scandalo che lo aveva rovinato in Inghilterra. Matilde Serao era cliente fissa. Il Gambrinus è ancora lì, con i suoi specchi dorati e i suoi sfogliatelle, a testimoniare che Napoli ha sempre saputo come trattare i geni in esilio.

Cafe Central – Vienna

Trotsky ci giocava a scacchi prima della Rivoluzione. Freud ci beveva il caffè. Peter Altenberg, poeta bohémien, vi riceveva persino la posta. La Vienna di inizio Novecento ha prodotto un’incredibile concentrazione di genio — e buona parte di quel genio si è formato tra le volte affrescate del Central.

La prossima volta che entri in un bar con un libro in mano, ricorda: stai partecipando a una tradizione antica quanto la modernità stessa.

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