C’è un dibattito infinito tra lettori: si può ascoltare musica mentre si legge? La risposta, naturalmente, è dipende. Dipende dal libro, dal momento, dalla musica. Ma soprattutto dipende da quanto hai imparato a conoscerti come lettore.
Ho passato anni a costruire le mie playlist di lettura. Ecco quello che ho imparato.
Per i classici russi: Chopin e Rachmaninoff
I classici russi richiedono un sottofondo che non distragga ma che sostenga l’umore. Il pianoforte romantico funziona perfettamente — ha la malinconia giusta, la profondità senza essere invadente. I Notturni di Chopin per le serate di Tolstoj; il Secondo Concerto di Rachmaninoff per i momenti di Dostoevskij.
Per il noir americano: jazz degli anni ’50
Chandler, Hammett, Jim Thompson. Il jazz degli anni ’50 — Miles Davis, Chet Baker, Bill Evans — è praticamente il colore sonoro di quel mondo. Crea l’atmosfera giusta senza mai diventare chiassoso. Kind of Blue di Miles Davis è il disco che metterei sotto qualsiasi thriller americano del dopoguerra.
Per i romanzi contemporanei: ambient e post-rock
Brian Eno, Nils Frahm, Sigur Rós. La musica ambient è progettata per non essere ascoltata attivamente — è fatta per diventare parte dell’ambiente. Per i romanzi contemporanei che richiedono concentrazione ma non il peso dei classici, è la scelta ideale.
Per Proust e gli stream of consciousness: silenzio
Alcune cose non funzionano con la musica. Proust, Virginia Woolf, David Foster Wallace — richiedono tutto il processore cerebrale disponibile. Qui il silenzio è l’unica playlist che funziona. Al massimo, il rumore bianco della pioggia.
Behemoth, nel frattempo, apprezza tutto tranne il silenzio assoluto — che trova personalmente offensivo e compensa con le fusa.